Consulenze e Coaching Ontologico-Esistenziale Samārasa®
Un percorso individuale e di coppia per trasformare il luogo da cui viviamo l’esperienza
Non lavoriamo soltanto su ciò che pensi, provi o fai. L’indagine raggiunge la domanda più profonda: chi stai riconoscendo di essere?
Molti percorsi di cambiamento intervengono principalmente sui contenuti dell’esperienza.
Un pensiero da modificare.
Un’emozione da comprendere o regolare.
Un comportamento da trasformare.
Un obiettivo da raggiungere.
Una difficoltà relazionale da gestire diversamente.
Questi livelli possono essere importanti e gli strumenti psicologici, filosofici e comportamentali possono offrire contributi preziosi.
La Consulenza e il Coaching Ontologico-Esistenziale Samārasa® partono però da una domanda più radicale.
Se pensieri, emozioni, comportamenti e relazioni emergono da un determinato modo di riconoscere noi stessi, trasformare soltanto questi contenuti può non essere sufficiente.
Occorre raggiungere il luogo dal quale prendono forma.
La domanda diventa allora:
«Chi sto riconoscendo di essere attraverso questa esperienza?»
È questo il carattere propriamente ontologico del lavoro Samārasa®.
E poiché, nella visione del Tantra Non Duale, la natura più profonda dell’essere umano non è separata dalla Coscienza che manifesta l’intera esperienza, questa indagine assume contemporaneamente un significato spirituale.
La trasformazione non consiste semplicemente nel costruire una personalità più efficace.
Consiste nel riconoscere progressivamente ciò che siamo oltre le identità limitate attraverso cui abbiamo imparato a vivere.
Una via ontologica di trasformazione
Possiamo riconoscerci come fragili.
Come incompleti.
Come non abbastanza amabili.
Come dipendenti dall’approvazione.
Come impotenti.
Come persone che devono avere tutto sotto controllo.
A partire da queste identità prendono forma pensieri, emozioni, strategie e comportamenti coerenti.
Ma il Metodo Samārasa® compie un passaggio ulteriore.
Non considera queste identità semplicemente come rappresentazioni psicologiche da rendere più funzionali.
Le interroga come forme attraverso cui la coscienza individuale sta riconoscendo se stessa.
Una persona può pensare:
“Non sono abbastanza.”
Possiamo certamente lavorare sul contenuto di questa convinzione.
Ma l’indagine Samārasa® domanda:
«Chi devo riconoscere di essere affinché possa vivere me stesso come non abbastanza?»
Il passaggio fondamentale è quindi:
dal comportamento alla struttura che lo genera;
dal pensiero alla visione;
dalla visione al senso di identità;
dall’identità al riconoscimento.
È qui che il lavoro diventa ontologico.
Non cerca soltanto di modificare ciò che appare nell’esperienza.
Cerca di trasformare il luogo identitario dal quale l’esperienza prende forma.
Il fondamento spirituale: il Tantra Non Duale
La Consulenza e il Coaching Ontologico-Esistenziale Samārasa® non utilizzano la spiritualità come semplice complemento motivazionale.
La visione spirituale costituisce il fondamento stesso del lavoro.
Secondo il Tantra Non Duale, la coscienza individuale non è una realtà autonoma separata dalla Coscienza assoluta.
È una sua manifestazione.
Può tuttavia riconoscersi attraverso una forma limitata e vivere se stessa come separata, incompleta e condizionata da una realtà esterna.
Il problema fondamentale non è quindi che alla persona manchi qualcosa che debba essere costruito.
È che può avere dimenticato la propria natura e identificarsi esclusivamente con una determinata forma di sé.
Ogni autentica trasformazione nasce dal riconoscimento di ciò che siamo.
La consulenza diventa così uno spazio nel quale le difficoltà concrete della Vita possono essere attraversate come occasioni di riconoscimento.
Non per negare i problemi.
Ma per raggiungerne una radice più profonda.
Oltre un approccio esclusivamente psicologico o comportamentale
La differenza non consiste nel rifiutare la psicologia.
Il Metodo Samārasa® integra infatti strumenti provenienti da differenti tradizioni psicologiche, filosofiche e trasformative.
La differenza riguarda la cornice nella quale vengono utilizzati e la finalità verso cui vengono orientati.
Un approccio prevalentemente comportamentale può domandare:
«Che cosa posso fare diversamente?»
Un approccio psicologico può domandare:
«Quale pensiero, emozione, bisogno o esperienza passata influenza ciò che sto vivendo?»
Il lavoro ontologico Samārasa® aggiunge una domanda ulteriore:
«Chi sto riconoscendo di essere affinché questa esperienza possa assumere proprio questa forma?»
Non sostituisce necessariamente le domande precedenti.
Le conduce più in profondità.
Anche una tecnica psicologica o di coaching può quindi essere utilizzata, ma non semplicemente per costruire una versione più efficiente dell’identità esistente.
Il criterio diventa:
questa pratica permette di riconoscere la contrazione?
Restituisce Libertà?
Aiuta la persona a riconoscere una possibilità più ampia di sé?
Oppure rende soltanto più efficace la stessa identità dalla quale nasce la sofferenza?
Gli strumenti possono provenire da vie differenti.
La visione che li orienta rimane quella del Tantra Non Duale.
Il presente come luogo della trasformazione
Comprendere la propria storia può essere utile.
Il passato può rendere visibili le forme attraverso cui abbiamo vissuto e narrato una determinata identità.
Ma nel Metodo Samārasa® il passato non possiede il potere ontologico di definire ciò che siamo.
Per questo l’indagine ritorna sempre al presente.
Non soltanto:
«Che cosa mi ha reso così?»
Ma:
«Come continuo a riconoscermi così, adesso?»
E:
«Quale possibilità rimane invisibile finché continuo a riconoscermi nello stesso modo?»
La trasformazione può avvenire nel presente perché è nel presente che l’identità viene nuovamente riconosciuta, confermata oppure resa disponibile a una possibilità differente.
La storia può essere compresa.
Ma non deve diventare destino.
Dalla frustrazione alla Libertà
Il lavoro individuale può svilupparsi attraverso la stessa Spirale che orienta il Metodo Samārasa®:
Separazione e frustrazione → Chiamata → Consapevolezza → Riconoscimento → Responsabilità → Libertà → Resa → Amore → nuova espansione della Vita
Una difficoltà può inizialmente essere vissuta soltanto come qualcosa da eliminare.
Una relazione che non funziona.
Una situazione lavorativa insoddisfacente.
Una paura.
Un conflitto.
Una scelta impossibile.
Una sensazione persistente di mancanza.
Nel lavoro Samārasa®, la frustrazione può diventare una chiamata.
Qualcosa nella persona riconosce implicitamente che la forma presente della propria Vita non esaurisce ciò che potrebbe essere.
Da qui nasce l’indagine.
Che cosa sto vivendo?
Come sto partecipando a questa esperienza?
Quale identità viene continuamente confermata?
Quale paura sta determinando ciò che considero possibile?
La difficoltà cessa progressivamente di essere soltanto un ostacolo.
Può diventare una porta.
Responsabilità senza colpa
Uno dei passaggi più delicati consiste nel recuperare la responsabilità senza trasformarla in colpa.
Responsabilità non significa:
“Ho voluto consapevolmente tutto ciò che mi è accaduto.”
La personalità individuale non coincide con la totalità dei processi della Coscienza.
Significa invece riconoscere che non siamo semplicemente un soggetto passivo collocato davanti a una realtà completamente separata.
Possiamo allora domandarci:
«Come sto partecipando alla manifestazione di questa esperienza?»
«Quale forma di me continua a essere riconosciuta attraverso ciò che sto vivendo?»
La colpa chiude.
La responsabilità apre una possibilità.
Perché, se possiamo riconoscere la forma attraverso cui ci stiamo manifestando, possiamo anche riconoscere di non essere definitivamente quella forma.
La Libertà non consiste nel controllo
Il coaching viene spesso associato alla possibilità di raggiungere obiettivi.
Anche nel lavoro Samārasa® possono esserci obiettivi concreti.
Cambiare lavoro.
Prendere una decisione.
Trasformare una relazione.
Realizzare un progetto.
Imparare a porre un limite.
Ma il fine più profondo non consiste nel rendere l’ego sempre più capace di controllare la realtà.
La Libertà non si conquista. Si riconosce.
Essere liberi significa progressivamente riconoscere che nessuna identità limitata possiede il potere di definire definitivamente ciò che siamo.
La paura può esserci senza dover necessariamente decidere al nostro posto.
Il passato può esserci senza diventare destino.
Un desiderio può essere ascoltato senza trasformarsi automaticamente in mancanza.
Una relazione può essere vissuta senza dover diventare il luogo dal quale ricevere la conferma del nostro valore.
La Libertà diventa la possibilità di manifestare una forma differente della propria esperienza.
Dalla comprensione all’azione
Il carattere spirituale e ontologico del lavoro non significa rimanere nella contemplazione astratta.
Ciò che viene riconosciuto deve tornare alla Vita.
Qui entra in gioco Kriyā, la potenza dell’azione.
Una comprensione può diventare:
una parola finalmente pronunciata;
un confine che prima non riuscivamo a stabilire;
una scelta professionale;
una modalità diversa di entrare in relazione;
l’abbandono di una strategia fondata sul controllo;
la possibilità di creare qualcosa che prima sembrava impossibile.
Il riconoscimento diventa reale quando può incarnarsi.
Per questo il lavoro integra continuamente:
comprendere → riconoscere → sperimentare → agire → verificare nella Vita.
La Vita come campo di ricerca
Il materiale della consulenza non è separato dalla Vita.
Sono proprio le situazioni concrete a mostrare le forme attraverso cui ci riconosciamo.
Relazioni.
Lavoro.
Denaro.
Desiderio.
Creatività.
Sessualità.
Paura.
Perdita.
Scelte.
Conflitti.
Responsabilità.
Ogni situazione può mostrare una contrazione ancora invisibile.
E ogni nuova comprensione deve poter essere verificata là dove quella contrazione prende realmente forma.
La Vita diventa quindi contemporaneamente campo di indagine e campo di incarnazione.
Consulenza individuale
Nel percorso individuale si parte dalla situazione realmente presente nella Vita della persona.
Non è necessario arrivare con un problema già perfettamente definito.
Può esserci una domanda.
Una difficoltà.
Una decisione.
Una sensazione di blocco.
Una relazione.
Un desiderio.
Oppure semplicemente la percezione che una forma della propria Vita non corrisponda più a ciò che si sente possibile.
L’accompagnamento permette progressivamente di passare dalla situazione manifesta alle strutture più profonde che la organizzano.
La finalità non è fornire risposte da accettare.
È aumentare la capacità della persona di vedere, comprendere e riconoscere autonomamente.
Il lavoro con la coppia
La relazione come luogo di riconoscimento
Le Consulenze e il Coaching Ontologico-Esistenziale Samārasa® possono essere svolti anche con la coppia.
La relazione costituisce uno dei luoghi nei quali le nostre identità diventano più chiaramente visibili.
Il bisogno di essere scelti.
La paura dell’abbandono.
Il bisogno di controllo.
La ricerca di conferma.
La difficoltà di porre limiti.
Il sacrificio.
La gelosia.
La dipendenza.
La paura di perdere la propria autonomia.
Spesso il conflitto sembra riguardare esclusivamente ciò che l’altro fa o non fa.
Il lavoro ontologico permette di aggiungere un’altra domanda:
«Chi sto riconoscendo di essere dentro questa relazione?»
E ancora:
«Di che cosa ho bisogno che l’altro sia affinché io possa continuare a riconoscermi in questo modo?»
La relazione può così diventare un potente spazio di conoscenza.
Non trasformare l’altro, riconoscere la propria Libertà
Nel lavoro con la coppia la finalità non è stabilire chi abbia ragione.
E nemmeno costruire una relazione ideale alla quale entrambi debbano conformarsi.
Ogni persona viene accompagnata a riconoscere il proprio modo di partecipare alla relazione.
Questo può permettere di distinguere progressivamente:
Amore e bisogno;
cura e sacrificio;
vicinanza e dipendenza;
Libertà e fuga;
limite e rifiuto;
desiderio e possesso;
responsabilità e colpa.
La domanda non è soltanto:
«Come possiamo evitare questo conflitto?»
Può diventare:
«Quale forma di noi stessi e della relazione stiamo continuando a manifestare attraverso questo conflitto?»
Quando ciascuno recupera maggiore Libertà rispetto alle proprie identificazioni, anche il campo della relazione può aprirsi a possibilità differenti.
L’Amore come manifestazione della Libertà
Nel Metodo Samārasa®, l’Amore non coincide con la necessità di mantenere una determinata relazione a qualsiasi costo.
E non significa rinunciare alla propria Libertà per proteggere quella dell’altro.
L’Amore emerge quando la relazione non deve più essere utilizzata principalmente per compensare una mancanza, confermare il nostro valore o proteggere un’identità.
Possiamo allora permettere all’altro di essere più pienamente ciò che è.
E riconoscere la stessa possibilità per noi stessi.
L’Amore non cerca di trasformare l’altro.
Manifesta una Libertà nella quale anche l’altro può riconoscere la possibilità di trasformarsi.
Gli strumenti del percorso
Il lavoro può integrare, secondo la persona e la situazione:
- dialogo filosofico ed esistenziale
- indagine del senso di identità
- riconoscimento delle convinzioni e delle strategie attraverso cui l’identità viene mantenuta
- contemplazione
- domande trasformative
- meditazione e pratiche di presenza
- strumenti provenienti dal coaching
- elementi della Psicosintesi e di altri modelli psicologici e trasformativi integrati nel Metodo
- lavoro corporeo o respiratorio quando utile
- definizione di esperienze e azioni attraverso cui verificare concretamente una nuova possibilità nella Vita
Non esiste però una singola tecnica che costituisca la consulenza Samārasa®.
Gli strumenti possono essere differenti.
La visione che li orienta rimane quella del Tantra Non Duale.
Accompagnare significa restituire autonomia
Il consulente non possiede una verità sulla persona che la persona debba accettare.
Può vedere qualcosa che ancora non viene riconosciuto.
Può porre una domanda.
Può mostrare una contraddizione.
Può proporre uno strumento o un’esperienza.
Ma non può riconoscere al posto dell’altro.
La finalità è quindi progressivamente rendere la persona meno dipendente dall’accompagnamento.
Più capace di riconoscere autonomamente le proprie contrazioni.
Più capace di discernere.
Più capace di attraversare la frustrazione senza perdere immediatamente il contatto con la propria Libertà.
Accompagnare non significa sostituirsi alla Libertà dell’altro.
Significa creare le condizioni affinché quella Libertà possa essere riconosciuta.
Consulenza e Percorso di Trasformazione Samārasa®
Le Consulenze Ontologico-Esistenziali e il Percorso di Trasformazione Samārasa® condividono la stessa visione e lo stesso Metodo, ma hanno strutture differenti.
La consulenza parte da una domanda concreta della persona o della coppia e procede attraverso incontri individualizzati.
Il Percorso di Trasformazione è invece un cammino sistematico e progressivo attraverso le differenti dimensioni del Metodo.
La consulenza può quindi costituire un percorso autonomo oppure una porta d’ingresso alla ricerca trasformativa Samārasa®.
A chi si rivolge
Le Consulenze e il Coaching Ontologico-Esistenziale Samārasa® si rivolgono a chi desidera approfondire esperienze come:
- ripetizione di dinamiche personali o relazionali
- momenti di cambiamento e transizione
- difficoltà nel prendere una decisione
- conflitto tra desiderio e paura
- bisogno di approvazione o riconoscimento
- difficoltà nel porre limiti
- senso di impotenza o blocco
- relazione con il controllo
- ricerca di autenticità
- domande sul senso e sulla direzione della propria Vita
- desiderio di integrare ricerca spirituale e Vita concreta
- difficoltà o passaggi significativi all’interno della relazione di coppia
Non è necessaria una precedente conoscenza del Tantra Non Duale.
La ricerca può iniziare direttamente da ciò che la Vita sta mostrando.
Chi conduce le consulenze
Le Consulenze e il Coaching Ontologico-Esistenziale Samārasa® sono condotti personalmente da Giorgio Sbordone, fondatore della Scuola Samārasa® e ideatore del Metodo Samārasa®.
L’accompagnamento nasce dall’integrazione di un percorso di ricerca che attraversa filosofia, Tantra Non Duale, Yoga, meditazione e differenti approcci contemporanei alla trasformazione della persona.
Questa pluralità di strumenti non costituisce tuttavia un approccio eclettico.
Il centro del lavoro rimane la visione ontologica e spirituale del Metodo Samārasa®: riconoscere le forme attraverso cui la coscienza individuale identifica se stessa e accompagnare il passaggio da una condizione di contrazione a una possibilità più ampia di Libertà.
Nel lavoro individuale e con la coppia non viene quindi applicato un protocollo standard.
Ogni incontro parte dalla situazione concreta, dalle domande e dal momento esistenziale della persona o della coppia, utilizzando gli strumenti che risultano più adatti a rendere visibile ciò che nell’esperienza chiede di essere riconosciuto.
L’accompagnamento è personale, ma il suo fine è l’autonomia.
Il compito di chi accompagna non è fornire un’identità nuova, indicare come vivere o sostituirsi alle scelte della persona.
È creare uno spazio di indagine nel quale diventi progressivamente possibile riconoscere con maggiore chiarezza il luogo dal quale stiamo vivendo e ritrovare una possibilità più libera di scelta e di azione.
Un percorso filosofico e spirituale, non una psicoterapia
Le Consulenze e il Coaching Ontologico-Esistenziale Samārasa® costituiscono un percorso filosofico, spirituale, formativo e trasformativo.
Non costituiscono psicoterapia.
Non effettuano diagnosi né trattamenti psicologici o sanitari e non sostituiscono l’intervento di psicologi, psicoterapeuti, medici o altri professionisti sanitari quando necessario.
Questo vale anche per il lavoro con la coppia: non viene proposta terapia di coppia, ma un’indagine ontologico-esistenziale sulla relazione e sulle forme identitarie attraverso cui ciascuno la vive.
Gli strumenti psicologici eventualmente utilizzati vengono impiegati all’interno della specifica cornice filosofica e spirituale del Metodo Samārasa®.
Inizia dalla domanda che oggi è presente
Non devi conoscere già la risposta.
E non devi necessariamente sapere quale parte di te debba cambiare.
Puoi cominciare dalla situazione che oggi chiede di essere compresa.
Da lì possiamo esplorare insieme non soltanto che cosa sta accadendo, ma il luogo più profondo dal quale quell’esperienza sta prendendo forma.
Chi sto riconoscendo di essere?
E quale possibilità della mia Vita potrebbe diventare visibile se non fossi più costretto a riconoscermi nello stesso modo?
