Percorso di Trasformazione Samārasa®

Percorso di Trasformazione Samārasa®

Il cammino del riconoscimento

Trasformare la Vita significa trasformare alla radice il modo in cui la Coscienza riconosce se stessa.

Il Percorso di Trasformazione Samārasa® è il cammino nel quale il Metodo Samārasa® viene applicato in modo sistematico al lavoro sulla visione, sull’identità e sulle strutture attraverso cui la coscienza individuale riconosce se stessa e manifesta la propria esperienza.

Non è una raccolta di tecniche.

Non è una successione di incontri tematici indipendenti.

È un percorso progressivo di riconoscimento, trasformazione e incarnazione, nel quale studio, contemplazione, meditazione, dialogo, discernimento e strumenti di indagine vengono integrati per raggiungere la radice del modo in cui viviamo, desideriamo, scegliamo, ci relazioniamo e partecipiamo alla manifestazione della nostra Vita.

Non si tratta di diventare qualcun altro. Si tratta di riconoscere ciò che siamo e imparare a viverlo liberamente.

Perché nasce questo Percorso

Possiamo modificare comportamenti.

Possiamo comprendere molte delle nostre dinamiche.

Possiamo acquisire nuove consapevolezze.

Possiamo imparare a gestire meglio emozioni, relazioni e situazioni difficili.

Eppure alcune esperienze possono continuare a ripresentarsi sotto forme differenti.

La paura di perdere.

Il bisogno di approvazione.

La necessità di controllare.

La difficoltà di porre un limite.

La sensazione di non essere abbastanza.

Il bisogno che una relazione, un risultato o una condizione ci restituiscano ciò che sentiamo di non possedere.

Il Metodo Samārasa® parte dalla comprensione che, alla radice di queste ripetizioni, non vi sia soltanto un comportamento da modificare, un’emozione da gestire o un pensiero da sostituire.

Vi è una forma attraverso cui la coscienza individuale continua a riconoscere se stessa.

E questo riconoscimento non determina soltanto il modo in cui interpretiamo ciò che accade.

In una prospettiva radicalmente non duale, partecipa alla manifestazione del campo stesso della nostra esperienza.

Il Percorso nasce per lavorare a questo livello.

Non soltanto su ciò che pensiamo, sentiamo e facciamo. Sul luogo identitario dal quale pensiamo, sentiamo, agiamo e manifestiamo la nostra esperienza.

La domanda diventa ontologica:

«Chi sto riconoscendo di essere attraverso questa esperienza?»

Una via ontologica di trasformazione

Il Percorso di Trasformazione Samārasa® non è principalmente un percorso psicologico o comportamentale.

Può attraversare la dimensione psicologica e può utilizzare strumenti provenienti dalla psicologia contemporanea.

Ma non si arresta a quel livello.

Il lavoro cerca di raggiungere la radice:

il modo in cui la Coscienza riconosce se stessa.

Se mi riconosco come qualcuno il cui valore dipende dall’approvazione degli altri, il giudizio e la ricerca di conferma tenderanno ad assumere un ruolo centrale nella mia esperienza.

Se mi riconosco come incompleto, una relazione, un risultato o un possesso potranno diventare il luogo dal quale pretendo di ricevere ciò che credo mi manchi.

Se mi riconosco come impotente, la realtà apparirà come qualcosa che possiede il potere di determinare la mia condizione.

Il Percorso non cerca quindi semplicemente di rendere queste identità più funzionali.

Le interroga.

Dal comportamento alla struttura.

Dal pensiero alla visione.

Dalla visione all’identità.

Dall’identità al riconoscimento.

La trasformazione più profonda non modifica soltanto i contenuti dell’esperienza. Trasforma il luogo identitario dal quale l’esperienza prende forma.

Il cuore metafisico del Percorso

Il fondamento del Percorso rimane il Tantra Non Duale dello Śivaismo del Kashmir.

Secondo questa prospettiva, non esistono da una parte una coscienza individuale isolata e dall’altra una realtà completamente indipendente da essa.

Soggetto, oggetto, esperienza e mondo appartengono alla manifestazione dell’unica Coscienza.

La coscienza individuale è una manifestazione della Coscienza assoluta che può tuttavia riconoscersi attraverso una forma limitata, fino a percepirsi come separata, incompleta e condizionata da una realtà esterna.

Questa contrazione non modifica la nostra natura.

Ne oscura il riconoscimento.

Per questo la trasformazione non consiste nel costruire una natura nuova.

Consiste nel riconoscere ciò che non è mai stato realmente perduto.

Nella tradizione della Pratyabhijñā, questo è il riconoscimento della propria autentica natura.

Non diventiamo divini. Riconosciamo la natura divina che non abbiamo mai cessato di essere.

Icchā, Jñāna e Kriyā: il movimento del Percorso

Il processo trasformativo viene attraversato attraverso tre grandi movimenti ispirati alle potenze creative della Coscienza:

Icchā — desiderare la verità

Jñāna — comprenderla

Kriyā — incarnarla

Non sono tre fasi rigide.

Sono tre movimenti continuamente presenti nel cammino.

Icchā — il desiderio di verità

Ogni ricerca autentica comincia da una chiamata.

Può emergere come frustrazione, sofferenza, inquietudine, nostalgia, desiderio di comprendere o sensazione che il modo in cui stiamo vivendo non esaurisca ciò che potremmo essere.

Il Percorso non considera necessariamente questa tensione qualcosa da eliminare.

Può essere il primo movimento della trasformazione.

Una parte della coscienza individuale intuisce già che esiste un’altra possibilità.

Jñāna — la comprensione che trasforma la visione

La chiamata diventa ricerca.

Attraverso studio, contemplazione, dialogo, osservazione e pratica impariamo a riconoscere le strutture attraverso cui continuiamo a confermare una determinata forma di noi stessi.

La domanda non rimane:

«Che cosa sto pensando?»

Diventa:

«Chi sto riconoscendo di essere attraverso questo pensiero?»

La conoscenza diventa trasformativa quando raggiunge il senso di identità dal quale l’esperienza emerge.

Kriyā — la Libertà che prende forma nella Vita

Una comprensione che non modifica il modo in cui viviamo rimane incompleta.

Ciò che viene riconosciuto deve poter diventare scelta, relazione, parola, azione e possibilità creativa.

Una paura può essere presente senza determinare necessariamente ciò che facciamo.

Un limite può finalmente essere posto.

Una relazione può non essere più governata dallo stesso bisogno di controllo.

Una possibilità che prima non riuscivamo nemmeno a riconoscere può diventare concreta.

Desiderare la verità. Comprenderla. Incarnarla.

Trasformare il senso di identità

Il senso di identità non coincide soltanto con ciò che diciamo di essere.

È la risposta, spesso implicita, alla domanda:

«Chi sono io dentro questa esperienza?»

In una relazione posso riconoscermi come qualcuno che ha bisogno di essere scelto.

Nel lavoro posso vivere come se dovessi continuamente dimostrare il mio valore.

Di fronte all’incertezza posso riconoscermi come impotente e trasformare la Vita in qualcosa che deve essere controllato.

Nel desiderio posso riconoscermi come incompleto e affidare la mia pienezza a ciò che ancora non possiedo.

Queste forme di riconoscimento non rimangono confinate nel pensiero.

Orientano ciò che percepiamo, ciò che consideriamo possibile, le relazioni che costruiamo e il campo di esperienza che continuiamo a manifestare.

Per questo il lavoro non consiste semplicemente nel sostituire un pensiero considerato negativo con uno positivo.

La domanda è:

«Chi sto riconoscendo di essere attraverso questo pensiero?»

Vedere la contrazione permette di smettere progressivamente di confonderla con la totalità di ciò che siamo.

La Vita come campo di ricerca

La Vita quotidiana non è esterna al cammino.

Relazioni, lavoro, denaro, desiderio, sessualità, piacere, conflitto, perdita, creatività e scelte rendono continuamente visibile il modo in cui la coscienza individuale sta riconoscendo se stessa.

Possiamo allora domandarci:

Da quale identità sto vivendo questa esperienza?

Che cosa sto manifestando?

Come sto partecipando alla manifestazione di questa esperienza?

La mia risposta nasce dalla paura o dalla Libertà?

Sto difendendo un’immagine di me oppure sto realmente incontrando ciò che è presente?

La pratica non consiste quindi soltanto nel ritirarsi dalla Vita per osservarla.

Consiste anche nell’entrare pienamente nell’esperienza e permettere alla Vita di mostrarci le forme attraverso cui la nostra Libertà continua a contrarsi.

La Vita come campo di verifica e incarnazione

La Vita non mostra soltanto la contrazione.

Permette anche di verificare se ciò che abbiamo compreso è realmente diventato Libertà.

Posso comprendere intellettualmente di non dipendere dall’approvazione.

Ma che cosa accade quando qualcuno mi giudica?

Posso riconoscere la natura illusoria del controllo.

Ma cosa accade quando una situazione diventa incerta?

Posso parlare di Libertà.

Ma le mie scelte continuano a essere governate dalla stessa paura?

È nella Vita che il riconoscimento viene verificato.

Ed è nella Vita che può diventare azione, relazione, creatività, condivisione e Amore.

La Vita è contemporaneamente il campo nel quale la contrazione viene riconosciuta e il campo nel quale la Libertà viene verificata e incarnata.

Il passato: narrazione della contrazione, non causa

Il passato può essere utile.

Può rendere visibili forme attraverso cui una determinata contrazione si è manifestata nella nostra esperienza.

Ma nel Metodo Samārasa® gli eventi passati non vengono considerati, in ultima analisi, cause esterne che hanno prodotto ciò che siamo.

Da una prospettiva radicalmente non duale, l’evento e la contrazione attraverso cui viene vissuto appartengono allo stesso processo di manifestazione della Coscienza.

Il passato assume quindi soprattutto un valore narrativo e conoscitivo.

Attraverso la memoria possiamo riconoscere episodi che mostrano con particolare chiarezza una determinata struttura:

“Non sono amabile.”

“Non ho potere.”

“Devo essere scelto.”

“Qualcosa di esterno determina ciò che posso essere.”

Ma la ricerca dell’evento che avrebbe “causato tutto” non costituisce il centro del lavoro.

La storia attraverso cui raccontiamo una contrazione può aiutarci a vederla.

Non ne costituisce la causa ontologica.

La domanda fondamentale torna quindi al presente:

«Chi sto riconoscendo di essere, adesso, attraverso questa esperienza?»

«Quale forma di me e della realtà continua a manifestarsi attraverso questo riconoscimento?»

«Quali possibilità rimangono invisibili finché continuo a riconoscermi nello stesso modo?»

La trasformazione può avvenire ora perché ciò che deve essere riconosciuto è presente nel modo in cui la coscienza continua, adesso, a riconoscere se stessa e a manifestare la propria esperienza.

La storia può raccontare la contrazione. Non possiede il potere ontologico di definire ciò che siamo.

Responsabilità senza colpa

Dal riconoscimento nasce una diversa comprensione della responsabilità.

La responsabilità non è colpa.

Non significa affermare che l’ego scelga consapevolmente ogni evento.

La volontà personale rappresenta soltanto una parte della coscienza individuale e non coincide con la totalità dei processi della Coscienza.

Responsabilità significa riconoscere la propria partecipazione creativa alla manifestazione dell’esperienza.

La domanda non rimane soltanto:

«Perché mi è accaduto?»

Diventa anche:

«Quale forma di me e della realtà sta manifestando la Coscienza attraverso questa esperienza?»

E soprattutto:

«Come continuo nel presente a riconoscermi in modo tale da manifestare questa forma dell’esperienza?»

La colpa fissa l’identità.

La responsabilità restituisce possibilità.

Restituisce alla coscienza individuale il riconoscimento della propria Libertà e della propria potenza creativa.

La Spirale Samārasa®

La trasformazione non procede secondo una linea retta.

Gli stessi temi possono tornare.

Una paura che pensavamo di avere attraversato può riemergere.

Una relazione può mostrare una contrazione che non avevamo ancora riconosciuto.

Una nuova Libertà può rendere possibile una domanda più profonda.

Per questo il Metodo descrive il processo attraverso l’immagine della Spirale:

Separazione e frustrazione → Chiamata → Consapevolezza → Riconoscimento → Responsabilità → Libertà → Resa → Amore → nuova espansione della Vita

Non sono stadi rigidi.

Sono movimenti che possono essere attraversati molte volte a profondità differenti.

Śraddhā — la Fede che attraversa il cammino

La Fede accompagna l’intera Spirale.

Non è adesione a una credenza.

È la fiducia originaria che la nostra condizione presente non esaurisca ciò che siamo e che la Vita possa manifestarsi diversamente.

All’inizio può assumere la forma di un’intuizione:

«La Vita può essere diversa da come la sto vivendo.»

Quando incontriamo una paura, permette di non fuggire.

Quando incontriamo una contrazione, permette di non identificarla definitivamente con ciò che siamo.

Quando incontriamo il limite, mantiene aperta la possibilità della Libertà.

Progressivamente, con il riconoscimento della propria natura, la Fede può maturare come Resa alla pura Intelligenza creativa della Coscienza.

Dalla Libertà alla Resa

La Libertà non coincide con la possibilità dell’ego di controllare perfettamente la propria esperienza.

Svātantrya non è onnipotenza personale.

È la Libertà originaria della Coscienza di non essere definitivamente vincolata a una sola forma di manifestazione.

Quando questo viene riconosciuto, la Fede può maturare come Resa.

La Resa non significa passività.

Non significa rinunciare a scegliere, desiderare o agire.

Significa non identificare più la Libertà con la necessità di imporre alla Vita una determinata forma affinché l’ego possa sentirsi al sicuro.

La Resa non diminuisce la Libertà. La libera dalla necessità del controllo.

Dalla Resa all’Amore

L’Amore non è soltanto un’emozione.

Non è nemmeno un principio morale da applicare.

Quando la coscienza individuale riconosce maggiormente la propria natura e la propria Libertà non è più interamente governata dalla paura, dalla mancanza o dal controllo, la sua partecipazione alla Vita può assumere spontaneamente una qualità differente.

La Libertà può diventare pace.

Creatività.

Bellezza.

Cura.

Relazione.

Condivisione.

L’Amore diventa la forma attraverso cui la coscienza individuale partecipa liberamente alla pura Intelligenza creativa della Coscienza.

L’Amore non cerca di trasformare l’altro. Manifesta una Libertà nella quale anche l’altro può riconoscere la possibilità di trasformarsi.

La trasformazione personale non rimane così confinata all’individuo.

La Libertà trova il proprio compimento nella partecipazione.

La Libertà trova il suo compimento nell’Amore.

Una nuova espansione della Vita

La Spirale non termina con un risultato definitivo.

Ogni Libertà riconosciuta modifica il campo delle possibilità che possiamo vedere e manifestare.

Possono emergere nuove relazioni.

Nuove forme di creatività.

Nuove responsabilità.

Nuove domande.

E proprio una maggiore Libertà può permetterci di incontrare contrazioni che prima non potevano ancora essere viste.

Questo non costituisce un fallimento.

La Spirale ricomincia da una possibilità più ampia di Coscienza.

Progressivamente, ciò che prima appariva soltanto come ostacolo può essere riconosciuto anche come occasione di nuova espansione.

La Vita può avvicinarsi allora al significato di Līlā:

non soltanto un insieme di problemi da risolvere, ma il campo creativo nel quale la Coscienza può continuamente riconoscersi, esprimersi e sperimentare nuove possibilità di manifestazione.

I mezzi della trasformazione: Āṇavopāya e Śāktopāya

Il Tantra Non Duale descrive differenti upāya, mezzi attraverso cui può avvenire il riconoscimento.

Il Metodo Samārasa® assume in particolare Āṇavopāya e Śāktopāya come due grandi riferimenti del lavoro trasformativo.

Non vengono riprodotti rigidamente come sistemi tradizionali né identificati completamente con la loro applicazione contemporanea nel Metodo.

Ne vengono assunti i principi all’interno di una pedagogia della trasformazione capace di incontrare la persona contemporanea.

Āṇavopāya — trasformare attraverso l’esperienza incarnata

Āṇavopāya utilizza prevalentemente corpo, respiro, percezione e azione come vie di riconoscimento.

Nel Metodo Samārasa®, questa direzione trova la propria espressione più completa nello Yoga Samārasa®.

Anche all’interno del Percorso di Trasformazione possono tuttavia essere utilizzati corpo, respiro, percezione, energia, meditazione e azione quando permettono di rendere visibile una contrazione o di incarnare una nuova possibilità.

Śāktopāya — trasformare la visione identitaria

Il centro specifico del Percorso rimane prevalentemente Śāktopāya.

Conoscenza, discernimento, pensiero, parola e contemplazione diventano mezzi attraverso cui interrogare le strutture mentali e identitarie attraverso le quali la coscienza individuale riconosce se stessa.

Un pensiero diventa una porta.

“Non posso farcela.”

“Devo essere amato.”

“Non posso fidarmi.”

“Devo controllare.”

La domanda non è semplicemente se quel pensiero sia vero o falso.

È:

«Chi sto riconoscendo di essere attraverso questo pensiero?»

Dal contenuto alla visione.

Dalla visione al riconoscimento.

Dal riconoscimento alla Libertà.

Un unico movimento

Āṇavopāya e Śāktopāya non costituiscono due percorsi separati.

Il corpo può rendere visibile una convinzione.

Una comprensione può modificare il modo in cui respiriamo, agiamo e ci relazioniamo.

Una nuova esperienza può mostrare una forma identitaria che prima non riuscivamo a riconoscere.

Un riconoscimento può trasformare spontaneamente il comportamento.

Il corpo rende visibile la contrazione. La conoscenza ne illumina la struttura. Il riconoscimento apre la Libertà. La Vita permette di incarnarla.

Gli strumenti possono essere differenti.

Il principio rimane uno:

non costruire un essere umano migliore, ma accompagnare la coscienza individuale a riconoscere più pienamente ciò che è e a vivere a partire da questo riconoscimento.

Un approccio integrato, ma non eclettico

Il Tantra Non Duale costituisce il cuore spirituale, metafisico e ontologico del Percorso.

Gli strumenti utilizzati non provengono però esclusivamente dalla tradizione tantrica.

Nel processo di elaborazione del Metodo hanno contribuito differenti filosofie, psicologie e tradizioni spirituali.

Tra i riferimenti più significativi vi sono la filosofia antica, il Neoplatonismo, la mistica cristiana, Nietzsche, l’Idealismo, la fenomenologia e il pensiero esistenziale; la Psicosintesi, la Psicologia della Quarta Via, la Psicologia dell’Essere, la Logoterapia, la Psicologia Integrale, la Gestalt, la Programmazione Neuro-Linguistica e differenti approcci corporei alla trasformazione.

A questi si affianca l’incontro con Un Corso in Miracoli, soprattutto come fonte di riflessione sul perdono, sulla trasformazione della percezione e sull’Amore.

Questi contributi non vengono però affiancati al Tantra come sistemi indipendenti.

Ogni strumento viene selezionato, reinterpretato e orientato all’interno della cornice spirituale, metafisica e ontologica del Tantra Non Duale.

Il criterio rimane:

questa pratica permette di riconoscere la forma attraverso cui la coscienza individuale sta riconoscendo se stessa?

Favorisce Libertà oppure costruisce soltanto una nuova identità da difendere?

Libera dalla necessità di controllo oppure la rafforza?

Conduce il riconoscimento verso una reale incarnazione nella Vita?

Gli strumenti possono provenire da vie differenti.

La visione che li orienta rimane quella del Tantra Non Duale.

La loro finalità rimane la liberazione e la sua incarnazione nella Vita come Amore.

Gli strumenti del Percorso

In relazione alla persona, alla fase del processo e alla struttura esplorata, il Percorso può integrare:

  • studio e contemplazione
  • meditazione e pratiche di riconoscimento
  • dialogo e indagine filosofico-esistenziale
  • osservazione delle convinzioni e delle strutture identitarie
  • pratiche di trasformazione della visione
  • strumenti di rielaborazione dell’esperienza
  • formule contemplative e mantra identitari
  • pratiche corporee, respiratorie e percettive
  • esperienze e azioni concrete attraverso cui verificare una nuova possibilità nella Vita

Non esiste una singola tecnica che costituisca il Metodo Samārasa®.

Ciò che rende riconoscibile il Metodo è la visione attraverso cui gli strumenti vengono compresi, scelti e orientati.

Il ruolo dell’accompagnamento

Il Percorso segue una struttura e dei principi definiti.

Ma la trasformazione non può essere ridotta a una formula impersonale uguale per tutti.

Ogni persona manifesta domande e forme differenti di contrazione.

Accompagnare non significa imporre una nuova identità.

Non significa fornire risposte da accettare passivamente.

Chi accompagna può aiutare a rendere visibile ciò che ancora non viene visto, porre domande, offrire strumenti e sostenere la verifica concreta del riconoscimento nella Vita.

Ma non può riconoscere al posto dell’altro.

La finalità è sviluppare una capacità sempre più autonoma di vedere, comprendere, discernere e riconoscere.

Accompagnare non significa sostituirsi alla Libertà dell’altro. Significa creare le condizioni affinché quella Libertà possa essere riconosciuta.

A chi si rivolge

Il Percorso di Trasformazione Samārasa® si rivolge a chi sente che modificare soltanto circostanze, comportamenti o pensieri non sia più sufficiente.

A chi riconosce il ripetersi di dinamiche personali o relazionali e desidera raggiungerne la radice.

A chi desidera portare la ricerca spirituale dentro le esperienze concrete della Vita.

A chi vuole esplorare non soltanto come pensa, sente o agisce, ma chi sta riconoscendo di essere e quale esperienza continua a manifestare a partire da quel riconoscimento.

Può inoltre essere significativo per coach, counselor, psicoterapeuti e professionisti della relazione e della trasformazione interessati ad approfondirne la dimensione filosofica, spirituale e ontologica, senza sostituire le competenze e le specifiche formazioni proprie delle rispettive professioni.

Non è necessaria una preparazione filosofica o una lunga esperienza spirituale.

È necessaria una sincera disponibilità all’indagine, alla continuità e alla trasformazione.

Il Percorso è in preparazione

Il Percorso di Trasformazione Samārasa® è attualmente in fase di sviluppo.

La struttura definitiva, le modalità di partecipazione e il calendario verranno comunicati quando il Percorso sarà pronto ad accogliere i partecipanti.

Non vogliamo proporre semplicemente un nuovo insieme di tecniche. Vogliamo costruire un cammino capace di accompagnare il riconoscimento fino alla sua incarnazione nella Vita.

La Libertà non si conquista. Si riconosce. La Libertà riconosciuta può manifestarsi come Amore.