GIORGIO SBORDONE

Giorgio Sbordone
Fondatore e guida dell’Istituto Samārasa
La ricerca spirituale non è mai stata, per me, una parte separata dalla Vita.
È stata il filo attraverso cui ho cercato di comprenderne il significato e dare forma alle mie scelte e al mio vissuto.
Da oltre vent’anni mi dedico alla ricerca interiore, allo studio della filosofia, alla pratica dello yoga e all’esplorazione dei processi attraverso cui l’essere umano può trasformare radicalmente il proprio modo di vivere.
Sono laureato con lode in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli. Durante e dopo gli studi universitari ho approfondito in particolare le filosofie e le psicologie esistenziali, umanistiche e transpersonali, incontrando nel mio percorso la Psicosintesi, la Psicologia della Quarta Via, la Logoterapia, la Psicologia dell’Essere, la Psicologia Integrale e la Programmazione Neuro-Linguistica, insieme ad altri approcci alla trasformazione della persona.
In questo ambito ho conseguito un diploma triennale in Psychological Coaching presso la National Federation of Neuro-Linguistic Programming degli Stati Uniti.
Parallelamente ho approfondito le filosofie orientali e le pratiche spirituali dello yoga, avvicinandomi inizialmente allo Yoga classico di Patañjali e orientando successivamente la mia ricerca verso le tradizioni non duali, in particolare il Tantra Non Duale e lo Śivaismo del Kashmir.
Alla formazione filosofica e spirituale ho affiancato un lungo lavoro sul corpo, sul respiro e sul contatto attraverso yoga, Breathwork, massaggio terapeutico occidentale e massaggio ayurvedico. Ho conseguito qualifiche come Breath Trainer e Massoterapista MCB e Ayurvedico.
Attualmente studio con particolare passione i principi energetici della Medicina Classica Cinese e le loro applicazioni terapeutiche.
Dal 2015 sono insegnante di yoga certificato e ho successivamente ottenuto il riconoscimento di Experienced Registered Yoga Teacher presso Yoga Alliance USA. Nel 2019 ho fondato a Napoli Hormé, centro di meditazione e trasformazione personale. Nel 2021 è nato Yoga Samārasa®, dal quale si sono sviluppati progressivamente il Metodo Samārasa® e l’Istituto Samārasa.
L’inizio della ricerca
La mia ricerca spirituale è cominciata molto presto.
Avevo quindici anni quando lessi per la prima volta alcuni passi di Platone.
Ricordo ancora la commozione che provai incontrando l’idea che il mondo percepito non esaurisse la realtà e che fosse possibile interrogare una dimensione più profonda dell’esistenza.
Da quel momento la filosofia divenne una delle vie principali attraverso cui cercare una comprensione più radicale della Vita.
La ricerca, tuttavia, non poteva rimanere soltanto intellettuale.
Già a quei tempi iniziai ad intuire che la verità non poteva essere semplicemente pensata.
Doveva essere vissuta.
La prima esperienza di risveglio
A diciannove anni attraversai un periodo di profonda depressione.
Nel momento più intenso di quella esperienza avvenne qualcosa che avrebbe orientato tutta la mia ricerca successiva: compresi con assoluta chiarezza che io non ero la mia mente.
Ciò che fino a quel momento sembrava coincidere con la mia identità apparve improvvisamente come un’esperienza presente nella Coscienza, ma non come il fondamento di ciò che ero.
Non considero quell’esperienza la conclusione di un cammino.
Fu piuttosto l’inizio.
Mi mostrò direttamente una possibilità che avrei cercato di comprendere negli anni successivi:
quando cambia radicalmente il modo in cui ci riconosciamo, può cambiare l’intera esperienza della Vita.
Da quel momento intensificai lo studio delle filosofie orientali, avvicinandomi inizialmente al Buddhismo e successivamente allo yoga indiano.
L’incontro con lo yoga
Sempre a diciannove anni iniziai la mia prima pratica regolare di yoga.
Quell’esperienza mi permise di incontrare per la prima volta una relazione profondamente silenziosa e intima con il corpo e con me stesso.
Da allora non ho mai smesso di praticare e studiare yoga.
Dopo alcuni anni iniziai la mia prima formazione per insegnanti presso la Scuola di Yoga Integrale di Napoli, approfondendo lo Yoga classico di Patañjali, la dimensione devozionale (Bhakti) e le tecniche dell’Haṭha Yoga secondo l’impostazione dello Yoga Integrale di Swami Śivānanda.
Da quella formazione nacquero anche le mie prime esperienze di insegnamento.
Oltre lo Yoga classico
Con il tempo iniziai a percepire alcuni limiti dell’impostazione dualistica dello Yoga classico rispetto alla direzione che la mia ricerca stava progressivamente assumendo.
L’aspirazione alla trascendenza caratteristica dello Yoga classico rispondeva a una parte profonda della mia ricerca, ma sembrava anche trasferire il conflitto umano su un piano spirituale.
Il corpo, il desiderio, il pensiero e il mondo rischiavano di diventare ostacoli da controllare o superare.
Sentivo il bisogno di una visione capace di includere pienamente la Vita, anziché cercare la Libertà separandosi da essa.
In quegli anni, grazie all’incontro con il maestro Paolo Colussi, entrai in contatto con un approccio ispirato agli insegnamenti tantrici di Swami Satyananda.
Compresi allora che lo yoga non coincideva esclusivamente con la tradizione di Patañjali e che esisteva un’altra possibilità: una via più inclusiva, maggiormente radicata nel corpo, nell’energia e nell’esperienza.
Grazie ai suoi insegnamenti approfondii le reali potenzialità delle tecniche più avanzate dell’Haṭha Yoga, come l’uso dei bandha, il lavoro sul respiro e sui centri energetici.
Quella pratica trasformò profondamente il mio corpo e mi condusse alle prime esperienze intense di gioia ed estasi nella meditazione.
Nello stesso periodo insegnai in contesti molto differenti: una scuola di tennis, un centro di fisioterapia, lezioni individuali e gruppi di pratica.
Queste esperienze mi insegnarono ad adattare lo yoga alle persone reali, ai loro corpi e alle loro differenti necessità, evitando di imporre un modello unico di pratica.
Filosofia, psicologia e ricerca interiore
Parallelamente alla pratica dello yoga, continuai ad approfondire i processi attraverso cui l’identità personale si forma, organizza l’esperienza e può trasformarsi.
La filosofia mi offrì soprattutto la prospettiva e il metodo attraverso cui interrogare il significato dell’esistenza, della Coscienza e della Libertà.
Nel mio percorso hanno avuto un’influenza significativa la filosofia antica, il Neoplatonismo, la mistica cristiana, l’Idealismo, la filosofia della vita di Nietzsche, la fenomenologia e il pensiero esistenziale.
Tra gli autori che hanno maggiormente influenzato la mia ricerca ricordo Eraclito, Parmenide, Socrate, Platone, gli Stoici, Plotino, Agostino, Meister Eckhart, Nicola Cusano, Giordano Bruno, Spinoza, Berkeley, Kant, Hegel, Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche, Husserl, Sartre e Heidegger.
Le psicologie esistenziali, umanistiche e transpersonali mi permisero, al contempo, di comprendere più specificamente le strutture psicologiche attraverso cui la persona costruisce la propria immagine di sé, interpreta la realtà e limita o esprime le proprie possibilità.
Tra gli approcci che hanno avuto un ruolo significativo nella mia formazione vi sono la Psicosintesi di Roberto Assagioli, la Psicologia della Quarta Via di Gurdjieff e Ouspensky, la Psicologia dell’Essere di Abraham Maslow, la Psicologia Analitica di Carl Gustav Jung, la Logoterapia di Viktor Frankl, la Psicologia Integrale di Ken Wilber, l’approccio transpersonale e olotropico di Stanislav Grof, la Gestalt di Fritz Perls la Programmazione Neuro-Linguistica e la tradizione corporea sviluppata a partire da Wilhelm Reich e Alexander Lowen,
Un ruolo importante nel mio percorso ha avuto anche l’incontro con gli insegnamenti di Un Corso in Miracoli, testo contemporaneo appartenente all’orizzonte della spiritualità cristiana non duale.
Pur non costituendo il fondamento del Metodo Samārasa®, continua a rappresentare per me una preziosa fonte di riflessione sul perdono, sulla trasformazione della percezione e sull’Amore.
Da tutti questi studi ho tratto strumenti, domande e modalità di osservazione capaci di illuminare aspetti differenti dell’esperienza umana.
Queste filosofie e questi approcci psicologici e spirituali non costituiscono tuttavia il fondamento ultimo del Metodo Samārasa®.
Ogni strumento viene valutato e orientato alla luce della visione del Tantra Non Duale, il cui impianto metafisico e ontologico rappresenta, nella mia prospettiva, la cornice più profonda e coerente attraverso cui comprendere l’esistenza umana, la natura della Coscienza e il significato della liberazione.
Gli strumenti possono provenire da scuole differenti.
La visione che li orienta rimane quella del Tantra Non Duale.
La Vita come vera maestra
Per quanto lo studio e la formazione abbiano avuto un ruolo fondamentale, le trasformazioni più profonde non sono avvenute soltanto nei libri o nei momenti di comprensione intellettuale.
Sono avvenute nella Vita.
Nelle relazioni.
Nelle crisi.
Nelle perdite.
Nei conflitti.
Nelle scelte nelle quali ciò che comprendevo teoricamente doveva diventare qualcosa che riuscivo realmente a vivere.
La Vita mi ha mostrato le mie contraddizioni, le mie forme di paura, il bisogno di approvazione e di controllo, ma anche possibilità che non riuscivo ancora a riconoscere.
Le conoscenze mi hanno fornito strumenti.
La Vita mi ha insegnato a usarli.
Per questo Samārasa® non nasce soltanto dall’incontro tra tradizioni filosofiche, psicologiche e spirituali.
Nasce anche dalla necessità di verificare una visione dentro l’esperienza concreta.
La Vita non è stata soltanto il campo nel quale applicare ciò che avevo studiato.
È stata la mia maestra più profonda.
Il corpo come via di conoscenza
La mia ricerca non si è sviluppata soltanto attraverso lo studio e la meditazione.
Ho sempre sentito la necessità di comprendere il corpo come luogo concreto della trasformazione.
Dallo sport praticato fin dall’adolescenza, in forma anche agonistica, sono passato progressivamente all’Haṭha Yoga, al Breathwork, al lavoro energetico, all’Āyurveda e al massaggio terapeutico occidentale e ayurvedico.
Il corpo mi ha permesso di osservare come il nostro modo di vivere si manifesti anche attraverso il respiro, il tono muscolare, la postura e la qualità della percezione.
Mi ha mostrato concretamente come emozioni, abitudini e forme dell’identità non appartengano soltanto alla dimensione mentale, ma possano esprimersi nel modo stesso in cui abitiamo il corpo.
Oggi questa ricerca prosegue anche attraverso lo studio dei principi energetici della Medicina Classica Cinese e delle loro applicazioni terapeutiche.
Il lavoro corporeo non è quindi qualcosa di separato dalla ricerca spirituale.
Il corpo non è un ostacolo da superare.
È una forma vivente attraverso cui la Coscienza può riconoscersi.
La nascita di Hormé
Nel 2019 ho fondato a Napoli Hormé.
Il centro nacque come luogo di incontro, ricerca e trasformazione, aperto a insegnanti, ricercatori e professionisti provenienti da ambiti differenti.
Dirigere un centro e insegnare quotidianamente rappresentò un passaggio decisivo.
Non potevo più limitarmi a ripetere ciò che avevo appreso.
Dovevo comprenderlo sempre più profondamente, verificarlo nell’esperienza e trovare un linguaggio autentico attraverso cui renderlo realmente trasmissibile.
L’insegnamento divenne così parte integrante della mia stessa ricerca.
Il rapporto quotidiano con gli allievi, le loro domande, le loro difficoltà e le loro differenti esperienze hanno rappresentato una spinta determinante verso una ricerca capace di unire filosofia, corpo, meditazione e trasformazione della Vita.
L’incontro con lo Śivaismo del Kashmir
Nel 2020, dopo avere già approfondito l’Advaita Vedānta, incontrai l’insegnamento di Éric Baret e, attraverso di lui, la sensibilità non duale trasmessa da Jean Klein e collegata alla tradizione dello Śivaismo del Kashmir.
Riconobbi immediatamente una profonda risonanza con quella visione.
Il Tantra Non Duale non chiedeva di rifiutare il corpo, il mondo o l’esperienza per raggiungere una realtà spirituale separata.
Affermava qualcosa di molto più radicale:
ogni forma è manifestazione della Coscienza e la liberazione consiste nel riconoscere l’Unità che non è mai stata realmente perduta.
Da quel momento iniziai ad approfondire sistematicamente la filosofia, le fonti originali e le pratiche della tradizione, facendomi guidare dai maestri, studiosi e interpreti moderni quali Swami Lakshman Joo, Mark S. G. Dyczkowski, Raniero Gnoli, Raffaele Torella, Lilian Silburn, André Padoux, Bettina Bäumer, Christopher Wallis, Jean Klein ed Éric Baret.
I loro differenti contributi mi hanno permesso di avvicinare lo Śivaismo del Kashmir nelle sue molteplici dimensioni: filosofica, testuale, storica, contemplativa, corporea ed esperienziale.
In questa prospettiva ritrovai alcuni principi che trasformarono profondamente il mio modo di praticare e insegnare: una pratica libera dallo sforzo volontaristico e dal bisogno di raggiungere uno stato diverso da quello presente; l’unità tra il mezzo e il fine della pratica; l’ascolto del piacere e della sensibilità come possibilità di conoscenza; il corpo come manifestazione della Coscienza; il riconoscimento della propria autentica natura come cuore della liberazione.
La ricerca filosofica, la pratica yogica, il lavoro sul corpo e l’esperienza dell’insegnamento cominciarono così a convergere in un’unica direzione.
Dal non dualismo alla trasformazione
L’incontro con il Tantra Non Duale non rappresentò per me semplicemente l’adesione a una nuova filosofia.
Aprì una domanda.
Che cosa significa assumere realmente fino in fondo il non dualismo?
Se la Coscienza è l’unica Realtà, se soggetto e oggetto non costituiscono due realtà ontologicamente separate, se l’intera esperienza è manifestazione della Coscienza, allora queste affermazioni non possono rimanere soltanto principi metafisici.
Devono avere conseguenze sul modo in cui comprendiamo l’identità, la sofferenza, la responsabilità, la Libertà e la trasformazione.
Da qui nasce progressivamente il nucleo più specifico della mia ricerca:
non limitarmi a ripetere il non dualismo come affermazione spirituale, ma cercare di esporne e svilupparne coerentemente le implicazioni.
Se la nostra autentica natura non è un ego separato di fronte a una realtà indipendente, allora trasformarsi non può significare soltanto rendere quell’ego più efficace, più sicuro o più capace di controllare la propria Vita.
La domanda deve raggiungere un livello più radicale:
«Chi sto riconoscendo di essere?»
E ancora:
«In che modo questo riconoscimento manifesta e limita l’esperienza che sto vivendo?»
Nella prospettiva che progressivamente prende forma in Samārasa®, pensieri, convinzioni e identità non sono semplicemente interpretazioni soggettive di una realtà già costituita indipendentemente dalla Coscienza.
Dalla prospettiva radicalmente non duale, la coscienza individuale determina la manifestazione dell’intero campo della propria esperienza.
Per questo trasformare la visione non significa soltanto modificare il significato attribuito a ciò che accade.
Significa trasformare il modo attraverso cui la Coscienza riconosce se stessa e, attraverso questo riconoscimento, manifesta la propria esperienza.
È in questo passaggio dalla metafisica alla prassi che riconosco uno dei nuclei più importanti del Metodo Samārasa®:
assumere pienamente la radicalità metafisica e ontologica della visione non duale del Tantra e tradurla in una prassi concreta di riconoscimento, trasformazione e Libertà.
La nascita di Yoga Samārasa®
Nel 2021 fondai, all’interno del centro Hormé, Yoga Samārasa® e iniziai a codificare un sistema di pratica fondato sui principi della tradizione non duale del Kashmir.
Non volevo creare una semplice combinazione di tecniche.
Cercavo un modo per tradurre la visione non duale in un’esperienza corporea, energetica, meditativa e trasformativa accessibile alla persona contemporanea.
Il nome Samārasa richiama l’esperienza di un unico sapore: l’Unità nella quale le differenze e le polarità non vengono cancellate, ma riconosciute come manifestazioni della stessa Coscienza.
Con il tempo, l’insegnamento quotidiano, la maturazione dei miei studi e lo sviluppo naturale della mia offerta portarono il lavoro oltre la sola dimensione corporea.
Alla pratica si integrarono progressivamente l’indagine sulla visione, sul senso di identità e sulla trasformazione delle esperienze concrete della Vita.
Da Yoga Samārasa® iniziò così a emergere il Metodo Samārasa®.
La nascita dell’Istituto Samārasa
Dalla maturazione del Metodo ha preso progressivamente forma quello che oggi è l’Istituto Samārasa®: uno spazio dedicato allo studio, alla pratica e alla trasmissione del Tantra Non Duale.
La sua finalità non è soltanto insegnare una pratica yogica, ma offrire una visione capace di orientare concretamente l’esistenza.
L’Istituto nasce dalla volontà di distinguere con chiarezza tre dimensioni:
la Tradizione, che viene studiata e custodita;
il Metodo Samārasa®, che ne sviluppa una traduzione pedagogica e trasformativa contemporanea;
i percorsi, attraverso cui questa visione può diventare studio, esperienza e Vita.
Il progetto si sviluppa attraverso Yoga Samārasa®, la formazione degli insegnanti, i Simposi, i percorsi di trasformazione, l’accompagnamento individuale e la progressiva costruzione di materiali di studio e approfondimento.
Il significato dell’insegnamento
Non considero l’insegnamento una semplice trasmissione di conoscenze o tecniche.
Un insegnante trasmette ciò che è, prima ancora di ciò che sa.
Per questo la preparazione teorica e tecnica è indispensabile, ma non sufficiente.
La qualità dell’insegnamento dipende anche dalla presenza dalla quale nasce, dalla capacità di ascoltare e dalla coerenza tra ciò che viene condiviso e ciò che viene vissuto.
Il mio compito non è offrire alle persone una nuova identità nella quale credere.
Non è chiedere loro di accettare una verità sulla base dell’autorità dell’insegnante.
È accompagnarle a osservare il modo in cui riconoscono se stesse e creare le condizioni affinché possano riconoscere direttamente la Libertà della propria autentica natura.
Accompagnare non significa sostituirsi alla Libertà dell’altro.
Significa creare le condizioni affinché quella Libertà possa essere riconosciuta.
È questo ciò che intendo per pedagogia della Libertà.
Oggi
Oggi mi dedico allo sviluppo dell’Istituto Samārasa® e del Metodo Samārasa®, all’insegnamento dello yoga e della meditazione, alla formazione degli insegnanti e all’accompagnamento nei percorsi di trasformazione.
Il lavoro che propongo mette in relazione studio filosofico, Tantra Non Duale, contemplazione, pratiche corporee, respirazione, meditazione e strumenti di trasformazione, mantenendo al centro una domanda:
quali sono le conseguenze concrete del riconoscere che la Coscienza è l’unica Realtà?
Non mi interessa costruire una nuova dottrina.
Mi interessa contribuire a rendere accessibile nella sua radicalità una visione antica e preziosa per la sua profondità e, allo stesso tempo, sviluppare strumenti capaci di permettere alla persona contemporanea di verificarne le implicazioni nella propria esperienza.
Continuo quindi a studiare, praticare e interrogare la tradizione, distinguendo ciò che appartiene alle fonti da ciò che rappresenta un’elaborazione contemporanea del Metodo.
La direzione rimane quella che attraversa l’intero Istituto:
riconoscere la propria autentica natura;
riconoscere la Libertà che le appartiene;
permettere a quella Libertà di incarnarsi nella Vita come Amore.
La Libertà non si conquista. Si riconosce.
La Libertà trova il suo compimento nell’Amore.
